Disoccupazione, dal 2018 addio all’Asdi e nuove regole per la cassa integrazione straordinaria. Ecco che cosa cambia

03.01.2018 10:41

Disoccupazione, dal 2018 addio all’Asdi e nuove regole per la cassa integrazione straordinaria. Ecco che cosa cambia

Disoccupazione, dal 2018 addio all’Asdi e nuove regole per la cassa integrazione straordinaria. Ecco che cosa cambia

Le imprese di rilevanza economica strategica con più di 100 dipendenti potranno chiedere la cigs per altri 12 mesi se attuano un "programma di riorganizzazione complessa" con “piani di recupero occupazionale". Prolungamento anche le aziende delle 12 aree di crisi complessa. La Naspi spetterà per tre mesi anche a chi lascia l'Italia, ma restano penalizzate alcune categorie

Dall’addio definitivo all’Asdi alle nuove regole della cassa integrazione. Dall’1 gennaio 2018 scatteranno alcune novità sul fronte degli ammortizzatori sociali, alcune delle quali introdotte con la legge di Bilancio. Altre erano già in programma, dato che il sistema è ancora oggetto di una significativa trasformazione per effetto di norme approvate negli ultimi anni. Le principali novità riguardano soprattutto la cassa integrazione guadagni straordinaria per le imprese di rilevanza economica strategica con più di 100 dipendenti e per quelle delle 12 aree di crisi complessa. Significativo il dato contenuto nel recente rapporto della Uil: da gennaio a ottobre 2017 sono state autorizzate oltre 302 milioni di ore di cassa integrazione (in flessione del 39,9% rispetto allo stesso periodo del 2016), di cui la gestione straordinaria ha assorbito il 62,4% del montante complessivo (189 milioni di ore). Ma se nei primi 10 mesi di quest’anno sono diminuite le ore di cassa integrazione straordinaria, rispetto al 2007 – l’inizio della crisi – sono quasi triplicate. Erano 71 milioni dieci anni fa a fronte delle 189 milioni del 2017. Più lieve l’aumento dell’ordinaria (da 59 milioni di ore del 2007 rispetto agli 87 milioni di ore del 2017).

“A questi numeri – spiega a ilfattoquotidiano.it Guglielmo Loy, segretario confederale Uil – vanno aggiunti anche quelli relativi ad altri due strumenti di protezione sociale, il Fis (Fondo integrazione salariale) e Fsba (Fondo di solidarietà bilaterale del settore artigiano) che hanno tutelato, ad oggi, oltre 117mila persone”. Le prestazioni erogate dal Fis sono gli assegni ordinari (aziende oltre 15 dipendenti) e assegni di solidarietà (da 6 a 15 dipendenti).

LO SCENARIO – “Nella Legge di Bilancio non ci sono stati colpi di scena. I provvedimenti colgono, anche se in forma graduale – spiega Loy – la necessità evidenziata dai sindacati di revisione delle regole della cassa integrazione straordinaria”, ossia la prestazione economica erogata dall’Inps per integrare o sostituire la retribuzione dei lavoratori nei periodi di sospensione o riduzione dell’attività dovuta a processi di ristrutturazione o a crisi aziendali. Si cerca così di ampliare le possibilità per i lavoratori rispetto a quanto concesso nel Jobs Act. Un passo necessario, tenuto conto che per effetto della riforma del Lavoro fatta nel 2012 dal governo Monti già dall’inizio del 2017 non c’è più la mobilità, il sussidio fino a 48 mesi che poteva essere concesso agli over 50 che avevano perso il lavoro e che avevano già utilizzato tutti gli altri ammortizzatori sociali.

LE AZIENDE STRATEGICHE – La legge di Bilancio stabilisce che dal 1 gennaio 2018 per le imprese di rilevanza economica strategica, con più di 100 dipendenti, scattino fino a 12 mesi in più di cassa integrazione straordinaria. L’allungamento della Cigs è finanziato con l’aumento di 200 milioni di euro del Fondo sociale per l’occupazione, 100 per il 2018 e altrettanti per il 2019. È previsto l’allungamento di 12 mesi in caso di riorganizzazione e di 6 mesi in caso di crisi aziendale. Una proroga consentita solo in presenza di un “programma di riorganizzazione aziendale caratterizzato da investimenti complessi” non attuabili nei canonici 24 mesi di durata attuale o se il programma di riorganizzazione in questione presenta “piani di recupero occupazionale per la ricollocazione delle risorse umane e azioni di riqualificazione” non attuabili nei 24 mesi. “Ai fini dell’ammissione all’intervento – si legge nel testo – l’impresa deve presentare piani di gestione volti alla salvaguardia occupazionale che prevedano specifiche azioni di politiche attive concordati con la regione interessata”. Nella relazione tecnica alla legge di Bilancio si parla di 29 aziende, per un totale di 8.359 lavoratori in cassa integrazione straordinaria a zero ore, interessate dalla novità perché hanno esaurito o stanno per esaurire i termini previsti dagli ammortizzatori.

LE AREE DI CRISI COMPLESSA E L’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE – Un prolungamento di 12 mesi per Cassa integrazione straordinaria e mobilità è previsto anche per le imprese delle 12 aree di crisi complessa, per le quali si utilizzeranno le risorse non spese. Nel 2016 sono stati stanziati 216 milioni di euro per l’anno di riferimento (con richieste per 167 milioni) e 117 milioni di euro per il 2017. Un’altra novità, introdotta con l’obiettivo di evitare i licenziamenti collettivi, riguarda sia le aziende strategiche sia quelle nelle aree di crisi complessa. Sarà possibile per il personale in Cigs accedere all’assegno di ricollocazione prima del licenziamento (oggi bisogna essere disoccupati da almeno 4 mesi) per poi iniziare un percorso che porti a un nuovo lavoro entro 12 mesi. L’assegno va dai 250 euro (al Sud, sotto i tre mesi di assunzione) ai 5mila euro (per un contratto di almeno un anno) e viene pagato al centro per l’impiego o all’agenzia privata accreditata a ricollocazione effettuata. Lo strumento della conciliazione protegge l’impresa da possibili contenzioni, mentre l’indennità è defiscalizzata per i primi nove mesi. Il lavoratore, invece, intasca la Cigs e partecipa attivamente alla ricerca del nuovo posto di lavoro. Una volta trovato, oltre al nuovo stipendio, potrà intascare il 50% della Cigs residua. Per questa operazione sono disponibili 200 milioni per il 2018.

LA NASPI ANCHE A CHI LASCIA L’ITALIA – Una recente novità riguarda la nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (NASpI) che ha preso il posto di ASpI e mini-ASpI dal 1 maggio 2015. L’indennità  di disoccupazione è rivolta a tutti i lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il lavoro, a cui vanno aggiunti gli apprendisti, i soci di cooperative che hanno stipulato un rapporto di lavoro in forma subordinata e il personale artistico inquadrato con rapporto di lavoro subordinato. Sono escluse dalla tutela le risoluzioni consensuali e le dimissioni, fatta eccezione per quelle per giusta causa e quelle rassegnate durante il periodo di tutela della maternità. Il lavoratore disoccupato viene convocato dal centro per l’impiego, entro 2 mesi dalla data di licenziamento, per effettuare il primo colloquio conoscitivo e viene iscritto all’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro). Il lavoratore stipula un patto di servizio che prevede la disponibilità a incontri di orientamento e formazione e l’accettazione di congrue proposte di lavoro. In seguito al parere fornito dal Ministero del lavoro, l’Inps ha modificato parzialmente il suo orientamento in caso di espatrio del lavoratore: la NASpI potrà essere percepita per tre mesi anche dai disoccupati che escono dall’Italia per soggiornare all’estero con momentanea sospensione degli obblighi previsti dalla legge. Invariati i requisiti: nei 4 anni precedenti alla disoccupazione involontaria bisogna aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione e negli ultimi 12 mesi almeno 30 giornate di lavoro effettivo, con alcune eccezioni. La durata della NASpI 2018, varia a seconda di quanti contributi si sono stati versati negli ultimi 4 anni prima del licenziamento involontario, ma la durata massima è di 24 mesi. Diverse le polemiche su quest’indennità, soprattutto su durata e modalità di calcolo che, secondo i sindacati, penalizzano alcune categorie di lavoratori, tra cui gli stagionali.

ADDIO ALL’ASDI – Tra le altre novità che attendono i lavoratori nel 2018 c’è l’addio all’Asdi, l’assegno sociale di disoccupazione che aveva preso il via a gennaio 2016 ed era destinato ai soggetti che avevano fruito già della NASpI per la durata massima. Prorogata per tutto il 2017, dal 1 gennaio 2018 non sarà più in vigore e le risorse che prima erano destinate a questo assegno ora andranno a finanziare il Reddito di inclusione (Rei). Resta invariata anche l’indennità di disoccupazione agricola, che spetta ai lavoratori agricoli, con almeno due anni almeno 2 anni di contributo NASpI versato e che abbiano almeno 102 contributi giornalieri versati nei 24 mesi precedenti la domanda. Nessuna novità anche per la Dis-coll, la disoccupazione per i collaboratori coordinati continuativi (con o senza progetto) rimasti senza lavoro. Per ottenerla bisogna essere disoccupati, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata Inps, non avere partita Iva e avere versato almeno tre mensilità di contribuzione dal 1 gennaio dell’anno precedente.

 
 

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