"esperienze di confino"

27.02.2017 11:07

"ESPERIENZE" DI CONFINO
"Coazione a ripetere"= "tendenza incoercibile, del tutto inconscia, a porsi in
situazioni penose o dolorose, senza rendersi conto di averle attivamente
determinate, né del fatto che si tratta della ripetizione di vecchie esperienze".
Questa definizione del possibile stato patologico di un individuo può anche adattarsi ai comportamenti
delle aziende, ed al loro vizio di mettere in atto e ripetere nel tempo meccanismi di ghettizzazione e di
esclusione, e di vantarli addirittura come una strategia di rientro al lavoro. In questo caso, però, con una
differenza sostanziale: il percorso è assolutamente consapevole, e pena e dolore non vengono sofferti
dall'azienda attrice della situazione, ma dai suoi dipendenti.
E' il caso della Fiat e dei suoi reparti confino, luoghi in cui un gruppo più o meno ampio viene posto
in un sito distante dal resto dei lavoratori, dove poter a un tempo fare il "minor male possibile" e
comprendere di essere stati collocati al fondo della lista di gradimento aziendale (o in cima a quella
degli "indesiderabili"). Nella storia della Fiat questo vizio aziendale è stato più volte messo in atto.
E' la storia - tremenda e tragica - del reparto di Nola, appendice dello stabilimento di
Pomigliano, dove 316 lavoratrici e lavoratori sono stati per anni collocati e costretti ad
alternare lunghissimi periodi di cassa integrazione con richiami in azienda fatti da infinte
attese di qualche scatolone da smistare, e di tanto tempo impiegato ad osservare i muri. Un
trattamento disgustoso, che ha prodotto numerosi suicidi tra le operaie e gli operai, e il
licenziamento di cinque compagni che hanno caparbiamente e sistematicamente denunciato
la situazione. Recentemente il giudice li ha reintegrati, ma la Fiat continua a tenerli fuori.
Ma è anche la storia del nuovo reparto che la Fiat si è inventata a Mirafiori, dove 240 dipendenti
(parte di quei 1300 circa pensati da Fiat come naturali esuberi alla fine della solidarietà) sono stati
convogliati per "riprendere il lavoro". Il sito è quello di via Biscaretti di Ruffia 90, dove entrano i
lavoratori addetti alle Costruzioni Sperimentali (per vulgata "le Esperienze") e dove dalla fine dell'anno
trascorso sono stati chiamati a lavorare complessivamente i 240 lavoratori, 120 per turno. A fare cosa:
ausilio alla produzione, ovvero prendere i pezzi dagli scatoloni e/o rimuovere il cellophane apposto e
sistemarli nelle cassette che saranno poi portate da furgoni alle linee poste ad alcuni chilometri di
distanza. Perché chi sta sulle linee non deve perdere tempo a smistare o a contare.
Se questa attività di preparazione è così fondamentale perché allora non farla svolgere
vicino alle linee al posto di consumare furgoni e benzina? La risposta sta all’interno del
gruppo, nella tessera del sindacato che si ha in tasca, nella storia di persone non proprio
accomodanti e supine, o anche per il fatto di essere stati abbondantemente usati e usurati
dalla fabbrica, e ricevono oggi questo ringraziamento e attestato di stima.
A gravare su di loro anche il messaggio esplicito dei capi: “quel 30% di lavoro minimo ve lo faremo
fare tutto, non un giorno di meno; ma neanche un giorno di più”. Si, grazie, ma come? Perché c’è
anche il problema dei ratei. I ghettizzati, e tutti i destinatari del “lavoro minimo garantito” previsto dal
contratto di solidarietà possono anche non maturare neanche un giorno di ferie e/o di permesso, basta
venire chiamati a intervalli sufficientemente diluiti per non fare mai quel 50% +1 di giorni al mese
necessari. E gli altri possono invece essere concentrati, e Fiat può risparmiare qualcosa anche su di loro.
Solo una parte del problema, che però non intendiamo passare sotto silenzio, né affidarci
alla volontà dei capi: del lavoro che facciamo vogliamo sia riconosciuta la maturazione
proporzionale degli istituti, delle ferie e dei permessi, senza lasciarli alla
indeterminatezza o alla benevolenza di qualcuno. Un inizio per cominciare a contrastare
pratiche fatte per mortificarci e indurci ad accettare nuove regole e forme di sottomissione.
E' noto che nel resto del gruppo FCA i lavoratori non se la passano meglio, tra Cig, Cds e ritmi di lavoro
massacranti senza nemmeno poter andare in bagno. Fiat ci ha spremuto in passato e continua a farlo
oggi continuando ad attingere a piene mani alle casse dell'Inps (soldi pubblici) per maggiorare i suoi
profitti privati, senza garantire un bel niente per quel che riguarda il nostro futuro.
L'abbiamo detto e lo ribadiamo: nessuno in Fiat si può sentire più garantito di altri, la "solidarietà"
gestita dall'azienda è solo una anticamera dei licenziamenti. Non lasciamo che lo faccia indisturbata, è
tempo di ricostruire la nostra unità come lavoratori, di reagire insieme, di organizzarci per difendere
dignità, salario, il nostro posto di lavoro, il nostro domani. Lo possiamo e pertanto lo dobbiamo fare.

COBAS Mirafiori

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