LA SCUOLA RIPARTE

11.11.2019 19:44

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La scuola riparte tra precariato e interrogativi sugli intenti

 
La scuola riparte tra precariato e interrogativi sugli intenti
del governo in formazione
Si assiste all’ennesima crisi di governo. I sindacati di Palazzo si rivolgono alle forze politiche per salvare il
decreto precari, un decreto che i Cobas-Comitati di Base della Scuola da subito hanno bollato come lontano
dall’obiettivo dell’assunzione di tutti i precari ATA e docenti con almeno 36 mesi di servizio su tutti i posti liberi
a vacanti, con la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, che equivarrebbe ad altre 30mila
assunzioni.
Dopo la vergognosa ritirata dello sciopero unitario dello scorso 17 maggio, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda
piangono lacrime di coccodrillo chiedendo che “la scuola non paghi per l’ennesima volta l’incuria della politica”.
Fingono di dimenticare che la scuola paga proprio l’incuria dei sindacati di Palazzo, che anche in quell’occasione
hanno abbandonato al loro destino i 200mila precari della scuola. Dopo essere stati assenti nelle piazze per
chiedere la riapertura delle GaE, la stabilizzazione dei precari, la tutela dei Diplomati Magistrali e degli
Insegnanti Tecnico-Pratici.
 
La fine del governo lascia in mezzo al guado la chiamata diretta da parte dei presidi (il Ddl deve concludere l’iter
legislativo), abolita per contratto ma non per legge, che per il momento si è limitata ad abrogare solo la titolarità
su ambito. La “quota 100”, che ha comunque permesso a migliaia di docenti e Ata penalizzati dalla Fornero di
andare in pensione,  ha però incrementato la carenza di personale, dato che i posti liberati non saranno
completamente coperti dal personale che è stato assunto in questi giorni. Con l’aggravante che l’esaurimento di
molte graduatorie renderà sempre più necessaria la chiamata dalle Messe a Disposizione, con procedure
inevitabilmente poco chiare.
In sostanza, oggi le scuole si aprono con personale ATA e docente che sarà precario in 1 caso su 5, mentre
l’intesa firmata dai Cinque sindacati si rivela fuffa per quello che era, poiché saltano sia i concorsi riservati che
erano stati annunciati (mentre sono terminati quelli varati dai precedenti governi) sia i percorsi per l’abilitazione
dei tanti precari.
 
Per quanto riguarda il sostegno degli alunni diversamente abili, gran parte delle cattedre andranno in supplenza a
docenti non specializzati, con gli ormai abituali problemi di continuità, che sarebbero risolti dall’attivazione di
percorsi di specializzazione gratuiti e dall’assunzione. Il 40% delle cattedre di sostegno sarà “in deroga”, cioè 2
posti su 5 saranno con supplenza fino al 30 giugno e senza la possibilità di far rientrare tali posti nell’organico di
diritto.
Come sempre, le famiglie e i docenti potranno contare sul supporto legale dei Cobas-Comitati di Base della
Scuola affinché siano effettivamente garantiti i diritti degli alunni diversamente abili, rivolgendosi alle sedi del
Sindacato.
 
Per quanto riguarda il personale ATA, le 8mila assunzioni che si stanno facendo in questi giorni sono
assolutamente insufficienti a coprire gli altri 22mila posti vacanti, i 30mila in organico di fatto che sarebbero da
collocare in organico di diritto e gli ulteriori 20mila che sarebbero necessari a coprire l’aumento dei carichi di
lavoro derivanti dalla Legge 107 approvata a colpi di fiducia dal governo Renzi. Senza contare che, grazie anche
alle gravi posizioni assunte da Cgil Cisl e Uil nell’incontro dello scorso 1° agosto sull’internalizzazione dei
lavoratori ex-LSU e appalti storici, quei lavoratori attenderanno ancora il posto di lavoro che è stato loro tolto per
far mangiare ditte e cooperative in combutta con quei sindacati.
COBAS  - Comitati di Base della scuola
 

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