SCENDIAMO DALL’ALTALENA

27.03.2018 19:55

SCENDIAMO DALL’ALTALENA

 

L’altalena è un gioco antico. Sembra andare di moda in TIM e ne potrebbe diventare il nuovo stemma.
Negli ultimi mesi siamo infatti passati dall’ulteriore miglioramento delle performance alle nuove sanzioni
AGCOM; dalla necessità di assumere nuove professionalità all’ipotesi cassa integrazione. Dal Piano
industriale DIGITIM 2018-2020, alla incertezza della leadership dopo il 4 maggio e forse alla rivisitazione
dello stesso .
La confusione in molti casi produce reazioni scomposte da parte di chi non ha chiari obiettivi e compiti da
svolgere.
Accade per ASATI, l’associazione dei piccoli azionisti, la quale si è affrettata a schierarsi dalla parte del
Fondo Americano Elliot. Ha dichiarato di essere favorevole allo scorporo della Rete dimostrando ancora
una volta che questa associazione non ha interessi coincidenti né con i lavoratori e le lavoratrici ne con
gli interessi del Paese. Il suo unico interesse, come qualsiasi speculatore di borsa è nella crescita del
mercato finanziario...sulle spalle di chi?
Accade per i sindacati confederali, i quali attendono che l’Assemblea degli Azionisti esprima un nuovo
CDA e anche l’insediamento di un Nuovo Governo per trattare tagli al personale, tagli ai salari,
ammortizzatori sociali e parlare anche loro dello scorporo della Rete.
Accade per la politica, da sempre distratta sull’Affaire Telecom. Così distratta da trovarsi in una
situazione intricata, da tenere sotto controllo, visto che i rapporti di Mediobanca definiscono ancora la
nostra Azienda come uno dei migliori PLAYER a livello internazionale...da spolpare ancora.
Non accade per Noi, che da parecchi anni abbiamo una proposta chiara la quale terrebbe insieme (con
una certa moderazione) gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, quella dei cittadini, senza gravare
sulla spesa pubblica e ridistribuendo i profitti necessari nella crescita economica, sia direttamente che
indirettamente.
Dunque facciamo chiarezza: il Fondo ELLIOT non è il “salvatore della Patria”. Il programma del
Fondo con cui sta costruendo le alleanze per esprimere una nuova maggioranza è addirittura più
aggressivo di quello di Vivendi, almeno ad una prima lettura.
Se con l’attuale MANAGEMENT la separazione della rete è un processo subordinato ad alcune garanzie
economiche e strutturali, da avviare in un periodo di 15-18 mesi, con una valutazione d’impatto, un
confronto con gli aspetti regolatori e prevede anche un corrispettivo da parte istituzionale, per il FONDO
la prospettiva è ben altra.
Come è normale per un Fondo finanziario, i suoi interessi sono concentrati sul solo aspetto azionario.
Non a caso la maggior critica portata a Vivendi per conquistare alleati è la cattiva performance in borsa.
Per raggiungere i risultati promessi, il fondo vuole liquidare tutti gli ASSET vendibili da TIM Brasile
alla Rete, senza un criterio industriale, convertire le azioni di risparmio in ordinarie con conseguente
dividendo per tutti gli azionisti (Ad oggi si prevede un dividendo solo agli azionisti di risparmio e il
restante degli utili destinarli agli investimenti e alla riduzione del debito).
E’ facile credere, che raggiunto questo risultato lo stesso Fondo mollerebbe la barca prima che i dati
economici ricomincino a precipitare a fronte dello smembramento del ciclo produttivo e al taglio dei rami
più remunerativi come TIM Brasile.D’altro canto, pur operando sulla linea di un piano industriale, Vivendi ha dimostrato la sua
aggressività : finanziando la propria riorganizzazione con tagli lineari dei costi, scaricando sui salari il
peso maggiore di tali tagli per garantire (tra le cose più fastidiose di questa gestione) comunque bonus
milionari, premi e MBO al TOP Management palesando oltre tutto la totale inaffidabilità rispetto alle
dichiarazioni di crescita e sviluppo che va propagandando da ormai 3 anni.
Giusto un anno fa nella ormai famosa Audizione alla Commissioni Riunite, indicavamo come
necessario un intervento pubblico per fermare questa altalena di eventi e speculazioni.
L’alienazione della Golden Share operata dal Governo D’Alema è il vero perno con il quale ogni pirata
finanziario è legittimato a portare l’assalto a questa azienda sempre appetibile per la quantità di profitti
che continua a produrre.
E’ inutile dire che il buon merito di questa appetibilità rimane ancora il personale, vero motore di questa
società, dal Tecnico on Field, all’operatore di Customer, dagli amministrativi agli informatici...proprio
quelle figure maggiormente tartassate dai regolamenti unilaterali, dalla cancellazione del contratto di
secondo livello, dall’imposizione di ferie e permessi, dalla mancata crescita professionale e dalla mancata
erogazione del PDR, ecc. ecc.
Per questo ribadiamo con forza la necessità di un intervento razionale del “Pubblico” in questo
Asset strategico. Un intervento complessivo che si occupi di tutta TIM e accantoni operazioni in
perdita su Aziende della Rete. Ci vuole chiarezza, una volta per tutte, affinchè il settore delle
Telecomunicazioni sia investito da una strategia complessiva che lo sottragga allo sciacallaggio del
mercato, ridando così slancio all’economia e rendere giustizia a chi ci lavora.
Roma 26/03/2018
COBAS TIM

 

fonte:

www.cobastlc.org/

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